Ciak si gira, Beppe Fiorello a Sampieri

1463779819-0-beppe-fiorello-un-film-sui-283-morti-fantasma-di-portopalo

Chiedilo al mare”. E’ il titolo (provvisorio) del film che Beppe Fiorello sta girando anche a Sampieri. Iniziate dunque le riprese del film girato tra Marzamemi, Scicli, Portopalo e Palazzolo Acreide che vi avevamo anticipato in questo precedente articolo. Nella foto (di Gianna Gulino e tratta da Facebook) un momento delle riprese nel borgo marittimo di Scicli in cui sono state coinvolte come comparse anche alcune persone del posto.

Il film è tratto dal libro “I Fantasmi di Portopalo” di G. Maria Bellu ed è scritto da Paolo Logli, Alessandro Pondi e Giuseppe Fiorello. Si tratta di una coproduzione Picomedia e Ibla Film.

Dedicato dunque ai morti in mare di Portopalo, i 283 migranti morti nel Mar Mediterraneo quasi vent’anni fa, affondati a picco con la nave in cui viaggiavano mentre erano a pochi metri dalla terra, dalla Sicilia, dal sogno di poter vivere una vita migliore.

Storie affondate, immerse nell’acqua, che si vanno ad unire alle tante stragi che hanno cancellato le vite dei migranti durante il loro cosiddetto viaggio della speranza. Ma quella dei Fantasmi di Portopalo è una strage di cui nessuno parla, dimenticata, inabissata nei fondali marini.

E’ la notte tra Natale e Santo Stefano del 1996. Una notte turbolenta, con il mare agitato. Due imbarcazioni si passano parte del carico che trasportano: migranti. Nella tempesta, la nave F­ 174, ormai prossima alla fine del viaggio, cola a picco in mare. E si porta dentro la pancia 283 uomini, 283 vite inghiottite dalle acque del Mediterraneo. «Persone mancanti, perché la strage non fu registrata dalle autorità, e nessuno li ha mai cercati». Ma nessuna istituzione si muove per cercare il relitto.

Bisogna aspettare il 2001: un’inchiesta del giornalista Giovanni Maria Bellu consente di fare luce su quanto avvenuto quella notte e quattro Premi Nobel italiani chiedono alle autorità di attivarsi per il recupero della nave e, soprattutto, del suo carico umano. Il relitto viene individuato. Le immagini sottomarine documentano il cimitero custodito negli abissi.

fonti: ragusanews.com